“Tra pochi mesi la Chiesa veneziana potrebbe avere quattro nuovi preti: vorrei che partecipaste a questa celebrazione per capire chi è il vescovo, chi sono i preti e che rapporto c’è tra il vescovo e i suoi preti”. Così il Patriarca a chi gli chiedeva se vuole bene ai suoi preti e cosa significhi essere Patriarca. Il dialogo con i chierichetti – un’ottantina, provenienti dalle varie parrocchie della Diocesi –, è stato uno dei momenti salienti del martedì grasso organizzato dal Seminario Patriarcale di Venezia. Un vescovo – ha proseguito mons. Moraglia – desidera trasmettere serenità ai suoi preti, nonostante la mole di lavoro gravante su un numero sempre più esiguo di presbiteri, e stabilire con loro un rapporto di reciproca fiducia. Ai chierichetti va detto che tra le tante strade possibili c’è anche quella di fare il prete.
Da chierichetto ha contato molto, per il Patriarca, la formazione sia pratico-liturgica che spirituale, specialmente la conoscenza della vita dei santi. Tra questi, resta attuale, anche per i chierichetti di oggi, la figura di S. Giovanni Bosco: a nove anni fu mandato via da casa a fare il garzone in una stalla, per il timore che il fratello maggiore lo ammazzasse di botte, perché non accettava che Giovannino studiasse sui libri per diventare prete: l’aneddoto insegna che spesso i santi non hanno una vita familiare più facile delle nostre…
Il pomeriggio era iniziato con un gioco a squadre, adattamento dell’intramontabile Monopoli, nel chiostro del Seminario; ed è proseguito, dopo la merenda, con l’incontro dialogato con il Patriarca e il rilascio degli attestati di presenza. Sono stati lanciati i prossimi appuntamenti per i chierichetti: sabato 20 febbraio i ritiri zonali di Quaresima; il 1° maggio la gita al Santuario di S. Augusta a Vittorio Veneto; e dal 16 al 21 agosto il campo vocazionale a S. Vito. Infine la processione e la benedizione eucaristica nella Basilica della Salute hanno concluso la quattro-giorni di adorazioni solenni. Prima dei saluti, le consuete foto di gruppo davanti all’altar maggiore.
Giovanni Carnio