«Il cammino del Seminario è costruire con la grazia di Dio un’immagine il più possibile simile a quella di Gesù buon pastore»: così mons. Moraglia alla Messa di ammissione tra i candidati all’Ordine Sacro domenica 17 aprile.
Non a caso la Chiesa di Venezia ha scelto la quarta domenica di Pasqua, “domenica del Buon Pastore” – e, quest’anno, 53ma Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni –, per accogliere i nuovi candidati al presbiterato: Claudio Benvenuti (22 anni, di Mestre), Daniele Cagnati (27, Jesolo) e Guus Prinsen (28, Varese) hanno reso pubblico il desiderio di dedicarsi al servizio di Dio e del Suo popolo, e ottenuto una prima ratifica da parte della Chiesa. Il loro “sì” ricalca quello del profeta: “Eccomi, manda me”.
È un dono prezioso la vocazione, aveva detto il Patriarca alla veglia di preghiera per le vocazioni, la sera prima a Catene; ma può essere sprecato se si vuole che Dio entri nella propria vita a modo nostro, anziché nel modo assoluto che vuole Lui. Loro invece lo hanno preso sul serio.
Durante l’omelia alla Messa della candidatura, mons. Moraglia ha insistito molto sull’importanza della comunione ecclesiale, a cui i futuri preti sono educati sin dal Seminario: «Nessun sacerdote sia da solo: non lo è teologicamente, non lo può essere spiritualmente e non lo deve essere psicologicamente». Ha poi rimarcato alcuni tratti essenziali per un candidato al sacerdozio: costruire la libertà, la gioia e la comunione ecclesiale a partire dalla condivisione del presbiterio nella comunione con il Vescovo; essere uomini di preghiera capaci di trasmettere il gusto delle cose di Dio, dedicando tempo alla meditazione della Sua Parola, alla preghiera e all’Ufficio Divino («la dimestichezza con Dio sarà appoggio per il vostro ministero e le persone vi sentiranno, oltre che padri, fratelli, amici e maestri»); proporsi come uomini di carità, ascolto, incontro e accoglienza, non uomini di immagine, nei quali può celarsi una deriva individualista.
Il futuro presbitero avrà infine il suo specifico nel presiedere l’Eucarestia, «gesto in cui Cristo si dona agli altri senza trattenere nulla per sé». Chi lo presiede e vi partecipa vi si deve conformare. È un atto sacerdotale di comunione altissimo: sarebbe un controsenso viverlo in un ministero autonomo e autosufficiente.
Ora la Chiesa prega perché Claudio, Daniele e Guus perseverino nella vocazione per gioire tra qualche anno della loro consacrazione a ministri di Dio e del Suo popolo.
Giovanni Carnio